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> La Parola di Dio...nel Vangelo, liturgia del giorno
 
Gabry
Inviato il: Martedì, 02-Set-2008, 16:05
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Lettura del Vangelo

Dal Vangelo secondo Luca 4,31-37

In quel tempo...Gesù discese a Cafarnao...una città della Galilea...
e il sabato ammaestrava la gente.

Rimanevano colpiti dal suo insegnamento...perché parlava con autorità.

Nella sinagoga c’era un uomo con un demonio immondo e cominciò a gridare forte:
“Basta! Che abbiamo a che fare con te...Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? So bene chi sei: il Santo di Dio!”

Gesù gli intimò:
“Taci... esci da costui!”
E il demonio...ettatolo a terra in mezzo alla gente...uscì da lui...senza fargli alcun male.
Tutti furono presi da paura e si dicevano l’un l’altro:
“Che parola è mai questa...che comanda con autorità e potenza agli spiriti immondi ed essi se ne vanno?”

E si diffondeva la fama di lui in tutta la regione.


Riflessione

Come il male riconosce e in qualche modo smaschera Gesù...
così la semplice presenza di gesù e delle sua Parola potente...smaschera e sconfigge il male.

Davanti a Cristo e alla sua Parola...l'uomo...posto nel male avverte la difformità di essa.

Ma questa parola stessa lo pone nel bene...e il bene è stare dinanzi a Dio...e lo rende conforme a sè.

Quel male che sembrava fatale...che aveva preso il posto di Dio scompare davanti al suo volto che è Gesù...sua parola fatta carne.

La semplice lettura del vangelo è l'esorcismo più potente...
luce che vince in noi progrsesivamente ogni tenebra.

Il demonio se ne va con fracasso...ma senza nuocere.


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Nulla è impossibile a DIO... by gabry
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ROSABIANCA
Inviato il: Mercoledì, 03-Set-2008, 08:35
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Mercoledì 03 Settembre 2008
Mercoledì della XXII settimana del Tempo Ordinario

San Gregorio I (Magno), Papa e dottore della Chiesa (memoria)



Meditazione del giorno
Santa Teresa d'Avila : « Uscì e si recò in un lugo deserto »

Le letture del giorno

1 Cor 3,1-9.
Io, fratelli, sinora non ho potuto parlare a voi come a uomini spirituali,
ma come ad esseri carnali, come a neonati in Cristo.
Vi ho dato da bere latte, non un nutrimento solido, perché non ne eravate
capaci. E neanche ora lo siete;
perché siete ancora carnali: dal momento che c'è tra voi invidia e
discordia, non siete forse carnali e non vi comportate in maniera tutta
umana?
Quando uno dice: "Io sono di Paolo", e un altro: "Io sono di Apollo", non
vi dimostrate semplicemente uomini?
Ma che cosa è mai Apollo? Cosa è Paolo? Ministri attraverso i quali siete
venuti alla fede e ciascuno secondo che il Signore gli ha concesso.
Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma è Dio che ha fatto crescere.
Ora né chi pianta, né chi irrìga è qualche cosa, ma Dio che fa crescere.
Non c'è differenza tra chi pianta e chi irrìga, ma ciascuno riceverà la sua
mercede secondo il proprio lavoro.
Siamo infatti collaboratori di Dio, e voi siete il campo di Dio, l'edificio
di Dio.


Sal 33(32),12-13.14-15.20-21.
Beata la nazione il cui Dio è il Signore, il popolo che si è scelto come
erede.
Il Signore guarda dal cielo, egli vede tutti gli uomini.
Dal luogo della sua dimora scruta tutti gli abitanti della terra,
lui che, solo, ha plasmato il loro cuore e comprende tutte le loro opere.
L'anima nostra attende il Signore, egli è nostro aiuto e nostro scudo.
In lui gioisce il nostro cuore e confidiamo nel suo santo nome.


Lc 4,38-44.
Uscito dalla sinagoga entrò nella casa di Simone. La suocera di Simone era
in preda a una grande febbre e lo pregarono per lei.
Chinatosi su di lei, intimò alla febbre, e la febbre la lasciò. Levatasi
all'istante, la donna cominciò a servirli.
Al calar del sole, tutti quelli che avevano infermi colpiti da mali di ogni
genere li condussero a lui. Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li
guariva.
Da molti uscivano demòni gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli li
minacciava e non li lasciava parlare, perché sapevano che era il Cristo.
Sul far del giorno uscì e si recò in un luogo deserto. Ma le folle lo
cercavano, lo raggiunsero e volevano trattenerlo perché non se ne andasse
via da loro.
Egli però disse: «Bisogna che io annunzi il regno di Dio anche alle altre
città; per questo sono stato mandato».
E andava predicando nelle sinagoghe della Giudea.


Traduzione liturgica della Bibbia



Meditazione del giorno

Santa Teresa d'Avila (1515-1582), carmelitana, dottore della Chiesa
Il cammino di perfezione, cap. 26/28

« Uscì e si recò in un lugo deserto »

Come possiamo non ricordarci un Maestro come colui che ci insegnò la
preghiera, che ce la insegnò con tanto amore e con un così grande desiderio
che essa ci fosse utile?... Sapete che ci ha insegnato a pregare nella
solitudine. Così faceva sempre il nostro Signore, quando pregava, non
perché questo gli fosse necessario, ma perché voleva darci un esempio.
Abbiamo detto prima che non possiamo parlare allo stesso tempo a Dio e al
mondo. Ora, non fanno altra cosa, coloro che recitano delle preghiere e
contemporaneamente ascoltano quel che si dice attorno, o si fermano ai
pensieri che si presentano senza preoccuparsi di respingerli. Non parlo di
quelle indisposizioni che sopravvengono a volte, né soprattutto della
melancolia e della debolezza dello spirito che affligono certe persone e le
impediscono, malgrado i loro sforzi, di raccogliersi. Lo stesso dicasi per
questi temporali interiori che possono turbare a volte i fedeli servi di
Dio, e che vengono permessi da lui, per il loro miglior bene. Nella loro
afflizione, cercano invano la calma. Qualunque cosa facciano, non possono
essere attenti alle preghiere che pronunciano. Il loro spirito, ben lungi
dal fissarsi su qualcosa, va talmente alla ventura che sembra in preda a
una specie di frenesia. Dalla pena che ne provano,vedranno che questo non è
colpa loro; che non si tormentino dunque... Poiché la loro anima è malata,
che si applichino a procurarle qualche riposo e si occupino di qualche
altra opera di virtù. Questo devono fare le persone che vegliano su se
stesse, e capiscono che non si può parlare a Dio e al mondo allo stesso
tempo. Ciò che dipende da noi, è provare di essere nella solitudine per
pregare. E piaccia a Dio che questo basti, lo ripeto, per capire al
cospetto di chi siamo e come il Signore risponde alle nostre domande!
Pensate forse che egli taccia, quando non lo sentiamo? No, certo. Parla al
cuore quando lo prega il cuore.






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« Hai un compito, anima mia,
un grande compito, se vuoi.
Scruta seriamente te stessa,
il tuo essere, il tuo destino;
donde vieni e dove dovrai posarti;
cerca di conoscere se è vita quella che vivi
o se c'è qualcosa di più.

Hai un compito, anima mia,
purifica, perciò, la tua vita:
considera, per favore, Dio e i suoi misteri,
indaga cosa c'era prima di questo universo
e che cosa esso è per te,
da dove è venuto e qual sarà il suo destino.

Ecco il tuo compito,
anima mia,
purifica, perciò, la tua vita. »
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Inviato il: Giovedì, 04-Set-2008, 07:38
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Giovedì 04 Settembre 2008
Giovedì della XXII settimana del Tempo Ordinario

Santa Rosalia, Eremita palermitana



Meditazione del giorno
San Jose-Maria Escriva di Balaguer : « D'ora in poi sarai pescatore di uomini »

Le letture del giorno

1 Cor 3,18-23.
Nessuno si illuda. Se qualcuno tra voi si crede un sapiente in questo
mondo, si faccia stolto per diventare sapiente;
perché la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio. Sta scritto
infatti: Egli prende i sapienti per mezzo della loro astuzia.
E ancora: Il Signore sa che i disegni dei sapienti sono vani.
Quindi nessuno ponga la sua gloria negli uomini, perché tutto è vostro:
Paolo, Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro:
tutto è vostro!
Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio.


Sal 24(23),1-2.3-4.5-6.
Di Davide. Salmo. Del Signore è la terra e quanto contiene, l'universo e i
suoi abitanti.
È lui che l'ha fondata sui mari, e sui fiumi l'ha stabilita.
Chi salirà il monte del Signore, chi starà nel suo luogo santo?
Chi ha mani innocenti e cuore puro, chi non pronunzia menzogna, chi non
giura a danno del suo prossimo.
Otterrà benedizione dal Signore, giustizia da Dio sua salvezza.
Ecco la generazione che lo cerca, che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe.


Lc 5,1-11.
Un giorno, mentre, levato in piedi, stava presso il lago di Genèsaret
e la folla gli faceva ressa intorno per ascoltare la parola di Dio, vide
due barche ormeggiate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le
reti.
Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da
terra. Sedutosi, si mise ad ammaestrare le folle dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e calate le
reti per la pesca».
Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo
preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti».
E avendolo fatto, presero una quantità enorme di pesci e le reti si
rompevano.
Allora fecero cenno ai compagni dell'altra barca, che venissero ad
aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche al punto che
quasi affondavano.
Al veder questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo:
«Signore, allontanati da me che sono un peccatore».
Grande stupore infatti aveva preso lui e tutti quelli che erano insieme con
lui per la pesca che avevano fatto;
così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone.
Gesù disse a Simone: «Non temere; d'ora in poi sarai pescatore di uomini».
Tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.


Traduzione liturgica della Bibbia



Meditazione del giorno

San Jose-Maria Escriva di Balaguer (1902-1975), sacerdote, fondatore
Omelie in Amigos de Dios

« D'ora in poi sarai pescatore di uomini »

«Ecco io invierò numerosi pescatori – dice il Signore – che li pescheranno»
(Ger 16,16). Ci precisa così quale sia la nostra grande missione: la pesca.
Si dice o si scrive a volte che il mondo è come un mare. C'è del vero in
questo paragone. Nella vita umana, come nel mare, esistono dei periodi di
calma e di tempesta, di tranquillità e di venti violenti. Gli uomini si
trovano frequentemente in acque amare, in mezzo a grandi onde; vanno avanti
in mezzo ai temporali, tristi navigatori, anche quando sembrano lieti, o
anzi esuberanti; i loro scoppi di risa cercano di nascondere il loro
scoraggiamento, le loro delusioni, le loro vite senza carità né
comprensione. Si divorano gli uni gli altri, come dei pesci.Fare in modo
che tutti gli uomini entrino, spontaneamente, nelle reti divine e si amino
gli uni gli altri, questo è l'incarico dei figli di Dio. Se siamo
cristiani, dobbiamo trasformarci in questi pescatori che descrive il
profeta Geremia con una metafora che anche Gesù ha usata più volte:
«Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini» (Mc 1,57) dice Gesù a
Pietro e a Andrea.Stiamo per accompagnare Cristo in questa pesca divina.
«Gesù sta presso il lago di Genèsaret e la folla gli fa ressa intorno per
ascoltare la parola di Dio» ( Lc 5,1). Come oggi! Non lo vedete?





« Hai un compito, anima mia,
un grande compito, se vuoi.
Scruta seriamente te stessa,
il tuo essere, il tuo destino;
donde vieni e dove dovrai posarti;
cerca di conoscere se è vita quella che vivi
o se c'è qualcosa di più.

Hai un compito, anima mia,
purifica, perciò, la tua vita:
considera, per favore, Dio e i suoi misteri,
indaga cosa c'era prima di questo universo
e che cosa esso è per te,
da dove è venuto e qual sarà il suo destino.

Ecco il tuo compito,
anima mia,
purifica, perciò, la tua vita. »

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Inviato il: Venerdì, 05-Set-2008, 10:36
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Vangelo Lc 5, 33-39


Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, gli scribi e i farisei dissero a Gesù: «I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno orazioni; così pure i discepoli dei farisei; invece i tuoi mangiano e bevono!».
Gesù rispose: «Potete far digiunare gli invitati a nozze, mentre lo sposo è con loro? Verranno però i giorni in cui lo sposo sarà strappato da loro; allora, in quei giorni, digiuneranno».
Diceva loro anche una parabola: «Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per attaccarlo a un vestito vecchio; altrimenti egli strappa il nuovo, e la toppa presa dal nuovo non si adatta al vecchio. E nessuno mette vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spacca gli otri, si versa fuori e gli otri vanno perduti. Il vino nuovo bisogna metterlo in otri nuovi. Nessuno poi che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: Il vecchio è buono!».

Riflessione

"nuovo"........

Se leggete questo passo vi rendete conto di quante volte questo aggettivo viene usato in poche righe, nove volte...

"Nuovo" è un aggettivo molto importante nella Bibbia. Nella lingua greca si utilizzano due termini per indicare il "nuovo" che sostanzialmente significano due cose diverse.
Qui significa, di una qualità assolutamente unica che mai c'è stata prima.
E' la "qualità" che identifica l'aggettivo.
Perchè scrivo questo, che magari già sapevate.....
Per dire che con Gesù diventiamo "nuovi" cioè ri-creati......di una qualità nuova
Quante volte ci hanno detto, ma sei una persona diversa (da quando Gesù è in noi), una persona "nuova".
Gesù con la sua Risurrezione ha dato all'uomo la possibilità di essere ri-creato.

Vi rivedete in questa analisi?
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Gabry
Inviato il: Sabato, 06-Set-2008, 11:13
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Vangelo


Lc 6,1-5
Perché fate ciò che non è permesso di sabato?

Dal Vangelo secondo Luca

Un giorno di sabato...Gesù passava attraverso campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiavano le spighe...sfregandole con le mani.

Alcuni farisei dissero: “Perché fate ciò che non è permesso di sabato?”.

Gesù rispose:
“Allora non avete mai letto ciò che fece Davide...
quando ebbe fame lui e i suoi compagni?
Come entrò nella casa di Dio...prese i pani dell’offerta...
ne mangiò e ne diede ai suoi compagni...sebbene non fosse lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?”.

E diceva loro: “Il Figlio dell’uomo è signore del sabato”.

Parola del Signore




commento...

Il Signore del Sabato

Gli occhi di molti erano puntati sulla persona del Cristo durante la sua esperienza terrena.

I più ne traevano motivo di ammirazione per quanto egli andava annunciando e testimoniando...i soliti scribi e farisei cercavano invece di coglierlo in fallo per poi trarne motivi di accusa.

La loro mente era inquinata da false interpretazioni sulla legge...di cui si sentivano immeritatamente i custodi unici e gelosi.

Erano poi incappati in una forma di religiosità solo esteriore ed ipocrita...
si preoccupavano di minuzie e tralasciavano l'essenziale.

Gesù stigmatizza ripetutamente il loro comportamento.

Li definisce sepolcri imbiancati...guide cieche e smaschera più volte le loro ipocrisie.

Oggi prendono lo spunto da un gesto semplice ed innocente degli apostoli...i quali... passando attraverso rigogliosi campi di grano...raccolgono in giorno di Sabato qualche spiga per mangiarne i chicchi.

Ecco pronta la critica rivolta a loro...ma indirizzata allo stesso Gesù:
«Perché fate ciò che non è permesso di sabato?».

Ignorano la novità di Cristo...ignorano la libertà che egli vuole dare ai suoi...
non vogliono riconoscere che egli è l'inviato di Dio...
il Messia tanto atteso ed ora rifiutato e contestato.

È terribile essere privi della vista degli occhi del nostro corpo...è di gran lunga peggiore la situazione di chi cade nella cecità dell'anima.

I puri di cuore vedono Dio e percepiscono la sua divina presenza.

I ciechi nell'anima sono capaci di rinnegare anche l'evidenza per restare aggrappati al loro misero orgoglio.

Senza il dono della fede saremmo cechi anche noi.

Ringraziamo Dio per tutti i suoi doni.

ringraziamolo dei segni quotidiani con i quali ci conferma nel bene e nella verità.

Ringraziamolo perché ci ha liberati dai lacci della legge per aprirci all'amore..
che supera ogni timore e ci congiunge direttamente a Dio.


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Gabry
Inviato il: Domenica, 07-Set-2008, 10:34
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Vangelo


Mt 18,15-20
Se ti ascolterà avrai guadagnato il tuo fratello.



+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.
In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

Parola del Signore



commento...

Sei un "giovane vecchio" mica?

Questo vangelo è duro.
Duro alle orecchie di tanti...anche delle mie.
Sì...perché tante volte...quando si tratta di correggere qualcuno penso che il primo che debba correggere sia proprio io.
Sì...io sono il primo che ha bisogno di correzione fraterna.
Ha bisogno di essere ammonito...guidato...indirizzato.
Mi pongo spesso il problema: sono capace di dispormi in modo che l'altro mi possa correggere?
Oppure sono invece così altezzoso che nessuno...per paura della mia reazione... osa correggermi?
A parte questo dramma...che è il dramma di tanti...
e che mi dice che l'umiltà è la sola cosa che può veramente farmi bene..
chiedo a voi: voi vi lasciate correggere dagli altri? O avete paura?
Paura di che?
Ovviamente della verità.
Ho fatto l'esperienza della verità...di quella fastidiosa...quando ero nel torto e...
pur di non incontrare chi poteva "correggermi" ho cambiato strada.
Ho fatto l'esperienza di dire la verità e sono stato trattato come uno straccio...
sono stato anche emarginato e messo al bando.
Ho fatto anche l'esperienza di chi ha accolto la correzione fraterna.
Questa è stata la più bella: mi ha dato la gioia della vera amicizia e mi ha fatto capire che il Signore...dicendo le parole del vangelo di oggi...
non ha fatto altro che mostrarci una via per una felicità immensa e duratura.
Quando due amici si correggono vuol dire che si amano davvero.
Chi non vuol lasciarsi correggere...vuol dire che ha tanto da nascondere...
vuol dire che ama rimanere nel buio delle cose sbagliate che sta facendo...
vuol dire che non vuol diventare un altro...non vuol essere migliore e diverso.
Sì...perché ci sono anche persone che amano restare nella loro "cacca", che non vogliono essere "amati". Perché quando uno è disposto a correggere un amico... vuol dire che lo ama davvero.
Se invece tu non dici mai niente all'amico...anche quando è evidente che sta sbagliando...e non gli dici niente perché hai paura di perderlo...
allora diventi suo complice...allora non lo stai veramente amando...è allora che sei un puro egoista...che pensa al suo tornaconto personale.
Tutto si risolve se c'è umiltà: è quella che ho notato manca...
soprattutto nei giovani "moderni": sono tutti PRECISI...NON SBAGLIANO MA...SE GLI DICI QUALCOSA TI AGGREDISCONO....SANNO TUTTO...HANNO TUTTO...
NON PUOI DIRGLI MAI NIENTE! È questa l'umiltà che fa crescere?
Tante volte sono triste...perché questa esperienza è continua...proprio qui...
nel paese dove attualmente vivo: c'è molto orgoglio...moltissimo orgoglio.
Se uno sbaglia...fa di tutto per allontanarti...sapendo che tu lo correggeresti.

Peggio ancora...ci sono persone che fanno credere agli altri che chi ha sbagliato non sono loro...ma tu...tu che potresti dargli una mano...
tu che li aiuteresti a migliorare...tu che fino all'altro ieri gli hai voluto solo bene.

TANTI GIOVANI MODERNI sono solo dei VECCHI DENTRO...
sono tanti PECORONI che fanno quel che fan tutti...
pieni di superbia mascherata dai sorrisi stampati sul viso.
Gesù a questi direbbe le stesse parole dette nel vangelo: se vi lasciate "slegare" su questa terra sarete "slegati" anche in cielo.

La mia domanda è: MA I GIOVANI CI PENSANO CHE ESISTE UN CIELO?
O sono immersi tutti nella terra...pensano solo al soddisfacimento delle cose della terra?
Tu che leggi...come sei? SEI UN POCHINO RIVOLTO VERSO IL CIELO?

A voi la risposta...a me la preghiera:
perché i giovani ritornino giovani...facciano le cose belle che solo i giovani veri sanno fare...abbiano la forza della creatività e della fantasia e abbandonino i comportamenti stupidi e orgogliosi per ritrovare una vita di bene vero e di FELICITA' VERA.


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Inviato il: Lunedì, 08-Set-2008, 11:27
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Vangelo


Mt 1,1-16.18-23 (forma breve: Mt 1,18-23)
Quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo.


+ Dal Vangelo secondo Matteo

Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide...figlio di Abramo.
Abramo generò Isacco...Isacco generò Giacobbe...
Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli...Giuda generò Fares e Zara da Tamar... Fares generò Esrom...Esrom generò Aram...Aram generò Aminadab...Aminadab generò Naasson...Naasson generò Salmon...Salmon generò Booz da Racab...
Booz generò Obed da Rut...Obed generò Iesse....Iesse generò il re Davide.
Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Uria...
Salomone generò Roboamo...Roboamo generò Abia...Abia generò Asaf...
Asaf generò Giosafat...Giosafat generò Ioram...Ioram generò Ozia...
Ozia generò Ioatam...Ioatam generò Acaz...Acaz generò Ezechia...
Ezechia generò Manasse...Manasse generò Amos...Amos generò Giosia...
Giosia generò Ieconia e i suoi fratelli...al tempo della deportazione in Babilonia.
Dopo la deportazione in Babilonia...Ieconia generò Salatiel...Salatiel generò Zorobabele...Zorobabele generò Abiud...Abiud generò Eliacim...Eliacim generò Azor...Azor generò Sadoc...Sadoc generò Achim...Achim generò Eliud...
Eliud generò Eleazar...Eleazar generò Mattan...Mattan generò Giacobbe...
Giacobbe generò Giuseppe...lo sposo di Maria...dalla quale è nato Gesù chiamato Cristo.
Ecco poi come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria...
essendo promessa sposa di Giuseppe...prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo.
Giuseppe suo sposo...che era giusto e non voleva ripudiarla...decise di licenziarla in segreto.
Mentre però stava pensando a queste cose...ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: “Giuseppe...figlio di Davide...
non temere di prendere con te Maria...tua sposa...perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo.
Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati”.
Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: “Ecco...la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele”...che significa “Dio con noi”].

Parola del Signore



commento...

il vangelo riporta la genealogia o la carta d’identità di Gesù.

Per mezzo dell’elenco degli antenati, l’evangelista racconta alle comunità chi è Gesù e come Dio agisce in modo sorprendente per compiere la sua promessa. Sulle nostre carte di identità c’è il nostro nome ed il cognome dei nostri genitori.

Alcune persone, per dire chi sono, ricordano anche i nomi dei nonni e delle nonne. Altre, si vergognano degli antenati della loro famiglia, e si nascondono dietro apparenze che ingannano.

La carta d’identità di Gesù ha molti nomi. Nell’elenco dei nomi c‘è una grande novità.

In quel tempo...le genealogie indicavano solo il nome degli uomini.

Per questo, sorprende che Matteo metta anche cinque donne tra gli antenati di Gesù: Tamar, Raab, Ruth, la moglie di Uria e Maria. Perché scelse proprio queste cinque donne, e non altre? Questa è la domanda che il vangelo di Matteo lascia a noi.
• Matteo 1,1-17: La lunga lista di nomi – l’inizio e la fine della genealogia. All’inizio ed alla fine della genealogia, Matteo fa capire chiaramente qual è l’identità di Gesù: lui è il Messia, figlio di Davide e figlio di Abramo. Quale discendente di Davide, Gesù è la risposta di Dio alle aspettative del popolo giudeo. (2 Sam 7,12-16).
Quale discendente di Abramo, è fonte di benedizioni e di speranza per tutte le nazioni della terra (Gen 12,13). Così, sia i giudei che i pagani che fanno parte delle comunità della Siria e della Palestina all’epoca di Matteo, potevano vedere le loro speranze realizzate in Gesù.
Elaborando l’elenco degli antenati di Gesù, Matteo adotta uno schema di 3 x 14 generazioni (Mt 1,17).
Il numero 2 è il numero della divinità.
Il numero 14 è due volte 7, che è il numero della perfezione.
In quel tempo, era cosa comune interpretare o calcolare l’azione di Dio servendosi di numeri e di date.
Per mezzo di questi calcoli simbolici, Matteo rivela la presenza di Dio lungo generazioni ed esprime la convinzione delle comunità che dicevano che Gesù apparve nel tempo stabilito da Dio.
Con la sua venuta la storia raggiunge il suo pieno compimento.


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leonardo
Inviato il: Martedì, 09-Set-2008, 08:03
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VANGELO DEL GIORNO
Signore, da chi andremo ? Tu hai parole di vita eterna Gv 6, 68



Martedì 09 Settembre 2008

Martedì della XXIII settimana del Tempo Ordinario

Oggi la Chiesa celebra : San Pietro Claver, Gesuita (memoria facoltativa)

Meditazione del giorno :
Beata Teresa di Calcutta : « Passò la notte in orazione. Quando fu giorno, chiamo a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici »


Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 6,12-19.

In quei giorni Gesù se ne andò sulla montagna a pregare e passò la notte in orazione. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede il nome di apostoli: Simone, che chiamò anche Pietro, Andrea suo fratello, Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo d'Alfeo, Simone soprannominato Zelota, Giuda di Giacomo e Giuda Iscariota, che fu il traditore. Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C'era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone, che erano venuti per ascoltarlo ed esser guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti immondi, venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che sanava tutti.

Traduzione liturgica della Bibbia



Meditazione del giorno:

Beata Teresa di Calcutta (1910-1997), fondatrice delle Suore Missionarie della Carità
Something Beautiful for God


« Passò la notte in orazione. Quando fu giorno, chiamo a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici »


Ritengo che le nostre sorelle abbiano ricevuto quel dono della gioia che si percepisce in molti religiosi che si sono dati a Dio senza riserva. La nostra opera non è nulla se non l'espressione del nostro amore per Dio. Questo amore ha bisogno di qualcuno per essere accolto, e così la gente che incontriamo ci dà la possibilità di esprimerlo.

Abbiamo bisogno di trovare Dio, e questo non è possibile nell'agitazione né nel rumore. Dio è amico del silenzio. In questo silenzio crescono gli alberi, i fiori e l'erba! Che silenzio nel quale si muovono le stelle, la luna e il sole! Non è forse la nostra missione dare Dio ai poveri dei ripari? Non però un Dio morto, bensì un Dio vivente e amante. Quanto più riceviamo nella preghiera silenziosa, tanto più possiamo dare nella nostra vita attiva. Abbiamo bisogno del silenzio per diventare capaci di toccare le anime. L'essenziale non è ciò che diciamo, ma ciò che Dio dice e dice attraverso di noi. Tutte le nostre parole saranno vane finché non verranno dall'intimità più profonda. Le parole che non trasmettono la luce di Cristo accrescono le tenebre.

Il nostro progresso nella santità dipende da Dio e da noi stessi, dalla grazia di Dio e dalla nostra volontà di essere santi. Dobbiamo prendere l'impegno vitale di giungere alla santità. «Voglio essere un santo» significa: Voglio distaccarmi da quanto non è Dio, voglio spogliare il mio cuore di ogni cosa creata, voglio vivere nella povertà e nel distacco, voglio rinunciare alla mia volontà, alle mie inclinazioni, ai miei capricci e ai miei gusti, e farmi servo docile della volontà di Dio.


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Frossard
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che erano venuti per ascoltarlo ed esser guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti immondi, venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che sanava tutti.

erano venuti..........
per ascoltarlo............
per essere guariti..........
tutti cercavano di toccarlo, perchè da Lui veniva una forza che sanava tutti........

Vorrei con voi meditare questa Parola....
Erano venuti..........Non si può stare fermi, è necessario un cammino per andare incontro a Gesù. Significa che senza la nostra adesione alla quale deve seguire uno sforzo (camminare incontro a Gesù), tutto quello che viene dopo non regge.

per ascoltarlo.....è la prima motivazione, per sentire quello che Lui dice. Quello che Lui dice è convincente. Dall'ascolto, ma non solo, nasce la fede, la speranza che pian piano diventa certezza (nel cammino quotidiano)..

per essere guariti.....man mano che Lo conosciamo ci rendiamo conto di quanto siamo veramente "malati", del peccato che ci portiamo appresso, e nasce in noi il desiderio e la necessità di essere perdonati, di essere guariti, di essere come Lui è.

cercavano di toccarlo perchè da Lui veniva la forza.....
Riflettete bene, non si dice dalla sua parola, ma da Lui veniva una forza ecc....
Quindi è la Presenza di Gesù che sana e il desiderio di toccarlo è proprio un desiderio fisico.

Concludo con una parola EUCARISTIA........
Guardate che non c'è altra possibilità..........
Se rileggete bene le azioni che ho trascritto in rosso vi rendete conto di come il desiderio di cercare Gesù ci deve portare per forza al desiderio di essere perdonati (Confessione) e quindi se vogliamo essere guariti dobbiamo "toccarLo" nell'Eucaristia, solo da qui esce "la forza" di cui parla la Parola..

Ogni volta che non lo facciamo, rinunciamo a questo contatto che guarisce.
Ecco perchè se vogliamo veramente e non a parole essere guariti, nell'anima e nel corpo, dobbiamo vivere mettendo al centro della nostra vita l'Eucaristia.
Se non facciamo questo, tutte le altre condizioni non si verificano.

(è tornato!....con affetto P. Ralph, che come dice Cinzia è diventato Monsignore).
(perdonate, sembra una predica)
Trasformaci in Te, Signore.
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leonardo
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VANGELO DEL GIORNO
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Mercoledì 10 Settembre 2008

Mercoledì della XXIII settimana del Tempo Ordinario

Oggi la Chiesa celebra : San Nicola da Tolentino, Sacerdote dell'Ordine degli Agostiniani

Meditazione del giorno :
Leone XIII: « Beati voi poveri »


Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 6,20-26.

Alzati gli occhi verso i suoi discepoli, Gesù diceva: «Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi che ora piangete, perché riderete. Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e v'insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell'uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i profeti. Ma guai a voi, ricchi, perché avete gia la vostra consolazione. Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete. Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i falsi profeti.

Traduzione liturgica della Bibbia



Meditazione del giorno:

Leone XIII, papa dal 1878 al 1903
Lettera enciclica Rerum novarum, 20


« Beati voi poveri »


Ai poveri poi, la Chiesa insegna che innanzi a Dio non è cosa che rechi vergogna né la povertà né il dover vivere di lavoro. Gesù Cristo confermò questa verità con 1'esempio suo mentre, a salute degli uomini, «essendo ricco, si fece povero» (2 Cor 8,9) ed essendo Figlio di Dio, e Dio egli stesso, volle comparire ed essere creduto figlio di un falegname, anzi non ricusò di passare lavorando la maggior parte della sua vita: «Non è costui il fabbro, il figlio di Maria?» (Mc 6,3)

Mirando la divinità di questo esempio, si comprende più facilmente che la vera dignità e grandezza dell'uomo è tutta morale, ossia riposta nella virtù; che la virtù è patrimonio comune, conseguibile ugualmente dai grandi e dai piccoli, dai ricchi e dai proletari; che solo alle opere virtuose, in chiunque si trovino, è serbato il premio dell'eterna beatitudine. Diciamo di più per gli infelici pare che Iddio abbia una particolare predilezione poiché Gesù Cristo chiama beati i poveri; invita amorosamente a venire da lui per conforto, quanti sono stretti dal peso degli affanni (Mt 11,28); i deboli e i perseguitati abbraccia con atto di carità specialissima.

Queste verità sono molto efficaci ad abbassar l'orgoglio dei fortunati e togliere all'avvilimento i miseri, ad ispirare indulgenza negli uni e modestia negli altri. Così le distanze, tanto care all'orgoglio, si accorciano; né riesce difficile ottenere che le due classi, stringendosi la mano, scendano ad amichevole accordo.


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VANGELO DEL GIORNO
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Giovedì 11 Settembre 2008

Giovedì della XXIII settimana del Tempo Ordinario

Oggi la Chiesa celebra : Ss. Proto e Giacinto, Martiri

Meditazione del giorno :
San Massimo il Confessore : « Siate misericordiosi, come è misercicordioso il Padre vostro »


Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 6,27-38.

Ma a voi che ascoltate, io dico: Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano. A chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l'altra; a chi ti leva il mantello, non rifiutare la tunica. Dà a chiunque ti chiede; e a chi prende del tuo, non richiederlo. Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro. Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se fate del bene a coloro che vi fanno del bene, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, che merito ne avrete? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e il vostro premio sarà grande e sarete figli dell'Altissimo; perché egli è benevolo verso gl'ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato; date e vi sarà dato; una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio».

Traduzione liturgica della Bibbia



Meditazione del giorno:

San Massimo il Confessore (circa 580-662), monaco e teologo
Centuria 1 sull'amore, nella Filocalia


« Siate misericordiosi, come è misercicordioso il Padre vostro »


Non attaccarti ai sospetti o agli uomini che ti conducono a scandalizzarti di certe cose. Infatti coloro che, in un modo o nell'altro, si scandalizzano delle cose che succedono loro, le avvessero volute o no, ignorano il cammino della pace che, per mezzo dell'amore, conduce alla conoscenza di Dio coloro che lo amano.

Non ha ancora l'amore perfetto colui che è ancora condizionato dai caratteri degli uomini, che, per esempio, ama l'uno e odia l'altro, o che a volte ama, a volte odia lo stesso uomo per gli stessi motivi. L'amore perfetto non distrugge l'unica e stessa natura degli uomini per il fatto che loro hanno dei caratteri differenti, ma, guardando sempre a questa natura, ama ugualmente tutti gli uomini. Ama i virtuosi come degli amici, e i cattivi come dei nemici, facendo loro del bene, sopportandoli con pazienza, tollerando ciò che viene da loro, non tenendo nessun conto della malizia, andando fino al punto di soffrire per loro se l'occasione gli viene data. Così egli farà di loro degli amici, se è possibile. Almeno sarà fedele a se stesso; mostra sempre i suoi frutti ugualmente a tutti gli uomini. Il nostro Signore e Dio Gesù Cristo, mostrando l'amore che nutre per noi, ha sofferto per l'umanità intera e ha dato la speranza della risurrezione a tutti ugualmente, anche se ognuno, per le sue opere, chiama su di sé la gloria o il castigo.




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Inviato il: Venerdì, 12-Set-2008, 07:55
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Venerdì 12 Settembre 2008

Venerdì della XXIII settimana del Tempo Ordinario

Oggi la Chiesa celebra : Santissimo Nome di Maria

Meditazione del giorno :
San Cirillo Alessandrino : Il discepolo ben preparato sarà come il suo maestro


Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 6,39-42.

Disse loro anche una parabola: «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutt'e due in una buca? Il discepolo non è da più del maestro; ma ognuno ben preparato sarà come il suo maestro. Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello, e non t'accorgi della trave che è nel tuo? Come puoi dire al tuo fratello: Permetti che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio, e tu non vedi la trave che è nel tuo? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai vederci bene nel togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello.

Traduzione liturgica della Bibbia



Meditazione del giorno:

San Cirillo Alessandrino (380-444), vescovo, dottore della Chiesa
Commento al vangelo di Luca, 6 ; PG 72, 601


Il discepolo ben preparato sarà come il suo maestro


«Il discepolo non è più del maestro; ma ognuno ben preparato sarà come il suo maestro». I discepoli erano chiamati a diventare le guide e i maestri di tutto il mondo. Occorreva perciò che si presentassero ferratissimi nelle cose religiose: conoscitori sicuri delle vie del Vangelo, esemplari nell'esercizio di ogni opera buona, per poter offrire ai discepoli una dottrina chiara e sana, perfettamente consona alla verità. Altrimenti proprio loro che avevano potuto contemplare la Verità e ne avevano avuto l'anima tutta irradiata di luce divina, avrebbero finito col diventare ciechi e guide di ciechi. Infatti chi è avvolto dalle tenebre dell'ignoranza non potrà guidare alla conoscenza della verità quelli che si trovano nelle sue stesse penose condizioni. Se per caso ci provasse, finirebbero col ruzzolare tutti e due nella fossa delle passioni.

Per combattere poi il vizio così diffuso dell'orgoglio, e per distoglierli dalla pretesa di essere più onorati dei loro maestri, aggiunge: «Il discepolo non è più del maestro». Che se talvolta alcuni discepoli progrediscono tanto da uguagliare i loro stessi maestri, anche allora devono restare entro i confini della modestia, ed essere imitatori dei loro maestri. La stessa cosa dirà Paolo affermando: «Fatevi miei imitatori, come io lo sono di Cristo» (1 Cor 11,1).

Se il Maestro non giudica ancora, come ti permetti tu di pronunciare sentenze? Egli non è venuto per giudicare il mondo (Gv 12,47), ma per usargli misericordia... «Se io non giudico, non farlo neanche tu che sei mio discepolo. Potrebbe darsi che tu fossi anche più colpevole di colui che giudichi... Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello?»


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sweet
Inviato il: Sabato, 13-Set-2008, 13:14
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* Sabato 13 Settembre 2008
Sabato della XXIII settimana del Tempo Ordinario

Oggi la Chiesa celebra : San Giovanni Crisostomo, Vescovo e dottore della Chiesa (memoria)
Per saperne di più sui Santi del giorno...




Le letture del giorno

Meditazione del giorno : Sant'Ireneo di Lione
Posare le fondamenta sopra la roccia


Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 6,43-49.

Non c'è albero buono che faccia frutti cattivi, né albero cattivo che faccia frutti buoni.
Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dalle spine, né si vendemmia uva da un rovo.
L'uomo buono trae fuori il bene dal buon tesoro del suo cuore; l'uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male, perché la bocca parla dalla pienezza del cuore.
Perché mi chiamate: Signore, Signore, e poi non fate ciò che dico?
Chi viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile:
è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sopra la roccia. Venuta la piena, il fiume irruppe contro quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene.
Chi invece ascolta e non mette in pratica, è simile a un uomo che ha costruito una casa sulla terra, senza fondamenta. Il fiume la investì e subito crollò; e la rovina di quella casa fu grande».


Sant'Ireneo di Lione (circa130-circa 208), vescovo, teologo e martire
Contro le eresie III, 24, 1-2 ; SC 211, 471



Posare le fondamenta sopra la roccia
La predicazione della Chiesa presenta sotto tutti i punti di vista una solidità incrollabile; rimane sempre la stessa e benefica della testimonianza dei profeti, degli apostoli e di tutti i loro discepoli, testimonianza che congloba «il principio e la fine», la totalità del disegno di Dio infallibilmente ordinato alla salvezza dell'uomo e fondamento della nostra fede. Da allora, custodiamo con cura questa fede che abbiamo ricevuto dalla Chiesa... Alla chiesa infatti è stato affidato il «dono di Dio» (Gv 4,10), come il soffio era stato affidato alla prima opera che Dio aveva plasmata, Adamo (Gen 2,7) affinché tutti i membri della Chiesa potessero parteciparvi ed essere in esso vivificati. In essa è stata deposta la comunione con Cristo, cioè lo Spirito Santo, la caparra del dono dell'incorruttibilità, conferma della nostra fede e scala della nostra ascensione verso Dio: «Alcuni Dio li ha posti nella Chiesa, scrive San Paolo, come apostoli, come profeti, come maestri» e così anche gli altri, per mezzo dello Spirito (1 Cor 12,28.11).

Infatti dov'è la Chiesa, è anche lo Spirito di Dio; e dov'è lo Spirito di Dio, è la Chiesa e ogni grazia. E lo Spirito è Verità (1 Gv 5,6). Per questo coloro che si allontanano da lui non si cibano al seno della loro Madre in vista della vita né partecipano alla fonte limpida che sgorga dal corpo di Cristo (Gv 7,37), ma «si scavano cisterne screpolate» (Ger 2,13)... Divenuti stranieri alla verità, è fatale che ruzzolino nell'errore e ne siano sballottati, e... non abbiano mai una dottrina saldamente stabilita, poiché vogliono ragionare con le parole piuttosto che essere discepoli della verità. Non sono infatti fondati sulla Roccia unica, ma sulla sabbia.


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Inviato il: Domenica, 14-Set-2008, 14:34
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* Domenica 14 Settembre 2008
Esaltazione della santa Croce (Festa)

Oggi la Chiesa celebra : Esaltazione della santa Croce (Festa)
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Le letture del giorno

Meditazione del giorno : Omelia attribuita a Sant'Efrem
« Elevato da terra, attirerò tutti a me » (Gv 12,32)


Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 3,13-17.

Eppure nessuno è mai salito al cielo, fuorchè il Figlio dell'uomo che è disceso dal cielo.
E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo,
perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna».
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna.
Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui.


Omelia attribuita a Sant'Efrem (circa 306-373), diacono in Siria e dottore della Chiesa




« Elevato da terra, attirerò tutti a me » (Gv 12,32)
Ormai per mezzo della croce, tutte le ombre sono dissipate e la verità sorge, come dice l'apostolo Giovanni : «Le cose di prima sono passate, faccio nuove tutte le cose» (Ap 21,4-5). La morte è spogliata, l'inferno consegna i suoi prigionieri, l'uomo è libero, il Signore regna, la creazione è nella gioia. La croce trionfa e ogni nazione, razza, popolo e lingua (Ap 7,9) lo adorano. Con il beato Paolo che esclama: «Quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo» (Gal 6,14), in essa troviamo la nostra gioia. La croce rende la luce all'universo intero, scaccia le tenebre e raduna le nazioni dall'Occidente e dall'Oriente, dal Settentrione e dal mare in una sola Chiesa, una sola fede, un solo battesimo nella carità. Si erge al centro del mondo, fissata al Calvario.

Armati della croce, gli apostoli vanno a predicare e a radunare nella sua adorazione tutto l'universo, calpestando ogni potenza ostile. Per essa, i martiri hanno confessato la fede con audacia e non hanno temuto le scaltrezze dei tirrani. Portandola, i monaci, con un'immensa gioia, hanno fatto della solitudine il loro soggiorno.

Quando tornerà Cristo, questa croce apparirà per prima nel cielo, scettro prezioso, vivo, vero e santo del Gran Re: «Allora comparirà nel cielo il segno del Figlio dell'uomo» (Mt 24,30). La vedremo, scortata dagli angeli, mentre illuminerà la terra, da un confine dell'universo all'altro, più luminosa del sole, annunciando il Giorno del Signore.




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leonardo
Inviato il: Lunedì, 15-Set-2008, 08:50
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VANGELO DEL GIORNO
Signore, da chi andremo ? Tu hai parole di vita eterna Gv 6, 68



Lunedì 15 Settembre 2008

Beata Maria Vergine Addolorata (Memoria)

Oggi la Chiesa celebra : Santa Caterina da Genova, Vedova , Beata Vergine Maria Addolorata (memoria)

Meditazione del giorno :
Beato Guerrico d'Igny : « Da quel momento il discepolo la prese nella sua casa »


Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 19,25-27.

Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.

Traduzione liturgica della Bibbia



Meditazione del giorno:

Beato Guerrico d'Igny (circa 1080-1157), abate cistercense
Omelia 4 per l'Assunzione ; SC 202, 459


« Da quel momento il discepolo la prese nella sua casa »


Quando Gesù andava per tutte le città e i villagi, predicando il vangelo (Mt 9,35), Maria lo accompagnava, inseparabilmente attaccata ai suoi passi, sospesa alle sue parole appena apriva la bocca per insegnare. A tale punto che né la tempesta della persecuzione, né l'orrore del supplizio hanno potuto farle abbandonare la compagnia di suo Figlio, l'insegnamento del suo Maestro. « Stava presso la croce di Gesù sua madre ». Veramente, è madre, colei che non abbandonava suo Figlio, anche nei terrori della morte. Come avrebbe potuto essere spaventata dalla morte, colei il cui amore è « forte come la morte » (Ct 8,6) anzi più forte della morte. Sì, stava presso la croce di Gesù e il dolore di questa croce crocifiggeva anche lei nel suo cuore ; tutte le piaghe che vedeva ferire il corpo di suo Figlio erano altrettante spade che gli trafiggevano l'anima (Lc 2,35). A ragione dunque essa viene proclamata Madre e un protettore ben scelto viene designato per prendersi cura di lei, poiché qui innanzitutto si manifestano l'amore perfetto della madre per il Figlio e la vera umanità che il Figlio aveva ricevuto da sua madre...

Gesù « dopo averla amata, la amò sino alla fine » (Gv 13,1). Non soltanto la fine della vita di Gesù è stata per lei, ma anche le sue ultime parole : terminato, per così dire di dettare il suo testamento, Gesù ha affidato la cura di sua madre al suo più caro erede... Pietro, per parte sua, ricevette la Chiesa, e Giovanni, Maria. Questa sorte spettava a Giovanni come segno dell'amore privilegiato di cui era oggetto, ma anche a motivo della sua castità... Conveniva infatti che nessuno eccetto il discepolo amato di suo Figlio rendesse i suoi servigi alla madre del Signore... E mediante questa disposizione provvidenziale, il futuro evangelista avrebbe potuto intrattenersi affabilmente con colei che sapeva ogni cosa, poiché fin dall'inizio, osservava attentamente quanto riguardava suo Figlio, e « serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore » (Lc 2,19).

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